Tutto intorno a noi? Ormai tutti super-uomini e super-donne, al di là del bene e del male ? Ok, se lo dite voi... Ma qui giochiamo un’altra partita, impariamo l’arte e la mettiamo in bella mostra, come se fossimo una sorta di gallerie erranti, che parlano un’altra lingua altrettanto sacra di quella ‘ufficiale’, chissà forse ancora di più. Parole e cose sono sempre difficili da far stare bene insieme, così abbiamo trovato il modo di trasformarci in parola del nostro stesso pensare, del nostro sempre tradito sforzo di farci amare. Così è nata un’arte corta da indossare per farci diventare tutti indoss-attori, traduttori della arcana lingua di un possibile nostro nuovo d’io. Assoluta-mente altro, assoluta-mente sempre lo stesso. Di tutti, niente e nessuno escluso.
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Cosa nomina o significa il termine Dio in generale nelle varie lingue? Nulla di mai compiutamente definibile, pertanto Dio resta sempre necessariamente assimilabile al mistero assoluto. La vera questione è quella di come storicamente si vuole intendere quel mistero e di chi ritiene di detenerne la conoscenza legittima, nonché l’applicazione dei relativi presunti dettami. Invero l’etica può soltanto caratterizzarsi sul piano delle relazioni umane, ma non è fondabile su quel mistero se non in ragione di una sua arbitraria interpretazione, tant’è che i più profondi pensatori hanno ben colto la paradossalità ed inconcepibilità della ‘logica divina’ rispetto al problema del male. La morte in croce del Dio cristiano che si fa uomo attesta la detta paradossalità, ma essa non può ovviamente che fondarsi su di un atto di fede che, come tale, dovrebbe restare solo un fatto personale e non costituirsi come istituzione. Nel momento in cui il mistero ‘di Dio’ si istituzionalizza attraverso una chiesa, traducendosi in forma secolare, automaticamente quella forma diviene forma storica e, esplicitamente o implicitamente, si impone alla cultura di appartenenza determinandone gli orientamenti essenziali. Se vi è una chiesa, possono esservi molte chiese e la risultante di tale situazione tende ad essere l’implicito voler prevalere di una versione storica del mistero, sulle altre. La storia della Chiesa cattolica attesta una serie di tappe precise, nelle quali su questioni essenziali i vari concili hanno radicalmente modificato precedenti concezioni o ‘verità’; ma allora qual’è la verità più vera? Quella passata, quella presente, ovvero quella nuova che verrà? E può una fede da sola testimoniare la verità? La particolare caratteristica della lingua italiana permette di fare un esempio peculiare sul senso del termine Dio. Dio è proponibile come D’ IO il che, essendo notoriamente la lettera ‘D’ associabile al triangolo o alla triangolarità, ci conduce a connettere l’ io al senso più profondo della triadicità. In tal modo la parola italiana Dio, altro non indica se non la sostanziale dialetticità dell’ essere; il termine allude dunque alla problematicità o al mistero dialettico dell’ io che a sua volta resta sempre un’ incognita o “un autre” come disse Rimbaud. Questa particolare ‘spiegazione’ di Dio, nella quale è possibile rintracciare tanto il senso della immanenza quanto quello della trascendenza, come tale, può configurarsi come la traccia psico-logica essenziale sulla quale fondare la radice ed il senso di tutte le diverse religioni. Dunque Dio = D‘IO, Dio equivale cioè alla essenziale triadicità della soggettività, una sorta di continua autotrascendenza che, sempre giocando seriamente con la lingua italiana, risulta in tal modo anche e-ternità... Ma chi abbia il diritto di detenere il senso storico di un tale D’IO, resta tutto da vedere. Intanto, il senso vero di ogni ‘religio’ resta nascosto in quella stessa dimensione del mistero dialettico assoluto fra l’ essere e il ‘suo’ divenire. Ita est |